Spiritualità

FONTI DELLA NOSTRA SPIRITUALITA’
Dal Direttorio, numero 1 -2
1) – Le fonti principali della spiritualità dell’Ordine sono la vita e la dottrina del Santo Padre Agostino, la Regola, le Costituzioni, il Direttorio, il Rituale, le norme particulari, la storia dell’istituzione agostiniana e della nostra Riforma, gli scritti e gli esempi dei nostri Santi e Religiosi eminenti.
2) – Tutte le case, specialmente quelle di formazione, siano provviste di libri e di sussidi necessari per la conoscenza e l’approfondamento della nostra spiritualità, e i superiori diano vita ad iniziative che ne svelino la vitalità e l’attualità.
3) – I religiosi, per un vitale, arricchimento interiore, s’impegnino nello studio delle fonti suddette, e con una attiva partecipazione concorrano alla riuscita di iniziative tendenti a diffondere lo spirito agostiniano tra il popolo di Dio.


ITINERARIO SPIRITUALE
   Togliti i calzari…la terra che calpesti è santa (Es. 3,5)
Gli Agostiniani Scalzi, nel cammino della loro spiritualità e nell’identificazione del loro carisma, guardano, con grande amore e fedeltà, al Vescovo d’Ippona, Agostino, quale Padre e Maestro di una esperienza spirituale che visse in prima persona e che propose agli altri con grande lungimiranza profetica.  Prototipo della loro Comunità è quella che Agostino, dopo il travaglio esistenziale di Milano e la “dolce” estasi di Ostia, fondò a Tagaste”.
     Possidio, suo amico e discepolo carissimo, nella vita di Agostino che scrisse, ci tramanda chiaramente come, per dare spazio ad un bisogno interiore, Agostino convertitosi «abbandonò ogni speranza che aveva riposto nel mondo, senza più ricercare moglie, né figli della carne, né ricchezza, né onori mondani, ma deliberò di servire Dio insieme con i suoi, studiandosi di essere di quel gregge, cui il Signore si rivolge con queste parole: “Non temete, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha voluto dare a voi il regno.  Vendete ciò che possedete e fate elemosina: fatevi borse che non invecchiano, un tesoro che non viene meno nei cieli, ecc.“. Quel santo uomo desiderava fare anche quanto dice ancora il Signore: “Se vuoi essere perfetto, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli, e vieni e seguimi”»”.
     La dimensione agostiniana di Tagaste presuppone, attraverso l’umiltà e la purificazione del cuore, una radicalità completa nel servire il Signore, realizzando l’unità dei cuori nella carità di Dio attraverso una povertà liberante e una fede testimoniata dalle opere, secondo il desiderio di Agostino che era “costruire sul fondamento della fede, non legna, fieno, paglia, ma oro, argento e pietre preziose“.
     I primi Padri della “Riforma”, rileggendo quanto scritto da Possidio, l’hanno proposto come atteggiamento di fondo da tenere sempre presente nel cammino di identità degli Agostiniani Scalzi.
     Tale atteggiamento viene messo in evidenza, in una visione globale, ma ben determinata, dalla “Regola ” che è forma di vita delle Comunità che seguono lo stile di Agostino ed insieme suo testamento spirituale.
     In essa, ad immagine della primitiva comunità cristiana, si esorta a vivere “unanimi nella casa ” avendo “una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio”“. Ciò è scopo e fondamento della vita comune.  Si costruisce attraverso la povertà e il distacco dai beni, nella preghiera come momento importante e centrale della propria giornata, mortificando se stessi, sapendo accettare la correzione come motivo di avanzamento spirituale, perdonando le offese come condizione per un giusto equilibrio nella vita della Comunità, nella disponibile umiltà dell’obbedienza, con il servizio responsabile dell’autorità verificando la propria identità con la Parola di Di; tutto ciò “quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti dalla santa convivenza il buon profumo di Cristo “.
     Tali atteggiamenti di vita costituiscono l’itinerario spirituale cui Agostino lega, con amore di padre, la sua Comunità, sempre in una continua ricerca per migliorare se stessa, per superare l’egoismo della solitudine e per allargare I’esperienza di Dio, offrendosi come incontro di amore capace di sciogliere i dubbi della vita.
     In fondo, la Comunità di Agostino è un cammino di conoscenza e quindi di valutazione, di ricerca, di equilibrio interiore e quindi di amore, di pace, di felicità partecipata e goduta; un sogno di felicità realizzato con la fede nel Signore.
     Il bisogno dell’uomo, per Agostino, è la ricerca della felicità, che consiste nel possesso di un bene capace di appagare pienamente e permanentemente il cuore dell’uomo quale sede della verità e dell’amore. “E’felice chi possiede Dio“”, esclama in un momento di grande slancio, dopo aver valutato le diverse realtà della vita. E, ancora, in una frase ormai celebre: “Signore, ci hai fatto per te e il nostro cuore è  inquieto finché non riposa in teLa Comunità, per Agostino, così come per gli Agostiniani Scalzi, diventa sede della ricerca di Dio e, in tale ricerca, bisogna “rivestirsi di Cristo”, quello totale, il capo e il corpo, cioè la Chiesa, la quale esprime la sua identità storica nella comunità che agisce in suo nome.  Al di fuori di “essa” non c’è lo spazio per correre più “speditamente” verso la perfezione. In tale dimensione, la Comunità degli Agostiniani Scalzi diventa cammino per un equilibrio di saggezza nel possesso interiore di Dio che è desiderio, donazione completa, pace del cuore, gioia, felicità.
     In tutto ciò non bisogna dimenticare che il vero scopo di Agostino, e quindi della Comunità agostiniana, è la“lode” che è contemplazione e testimonianza di bene da realizzare primariamente all’interno della Comunità, retta dalla carità con il servizio dell’unità.  Tali virtù si raggiungono con l’umiltà che è via alla perfezione, secondo il pensiero di Agostino: “questa è la perfezione nostra: l’umiltà”.  In tale dimensione la “lode” unisce la Comunità nel “benedire ” Dio in uno sforzo di superamento individuale, eliminando ogni sentimento di mancata capacità di un cammino d’insieme nella comprensione reciproca.  Agostino ammonisce: “Se sei in discordia, non benedici il Signore”.  Una mancanza contro l’unità è una mancanza di amore, quell’amore su cui si fonda la “Città celeste” di Agostino29.
     Quanto più la Comunità si riconosce in questa “città celeste”, tanto più diventa tempio dello Spirito Santo: “Onorate reciprocamente Dio di cui siete fatti tempio”.  Nel tempio deve esserci necessariamente la lode.  Un tempio senza lode è un tempio vuoto.  Una comunità senza lode è una comunità senza stimoli spirituali, incapace di riconoscersi, di identificarsi, di essere “segno” di salvezza e quindi senza futuro. Solamente l’amore e l’unità possono costruirla.
     Nella memoria storica degli Agostiniani Scalzi la Comunità è il tempio del culto, in cui la lode parte dal cuore dell’uomo e arriva a quello di Dio.  Da tale dimensione spirituale, che è servizio e amore, ne esce fuori lo specifico del loro carisma che è caratteristica e identità.  E’ ciò che vogliamo trattare, anche se brevemente.


CARISMA
     Il carisma è una grazia particolare ricevuta per il servizio della Comunità.  In tale senso serve ed edifica la Chiesa rendendo più tangibile l’intervento di Dio sull’uomo da salvare.
     Accennare al carisma degli Agostiniani Scalzi significa rivelasse la fisionomia specifica e particolare per metterla a disposizione nella quotidianità della propria vita a edificazione del Popolo di Dio.
     Esso è una scelta e quindi un atto d’amore; non bisogna mai tradirlo o cambiarlo.  Direi ancora che è una particolare identità di comportamento a cui non si può rinunciare, senza perdere il “perché” del proprio inserimento nella Chiesa di Dio e il senso vero del servizio.
     Giovanni Paolo II, nella lettera indirizzata all’Ordine degli Agostiniani Scalzi in occasione del Centenario, riporta due testi biblici che da sempre hanno fatto parte della tradizione spirituale degli Agostiniani Scalzi.  Il primo è tratto dal Vangelo di Luca: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso“; il secondo, di cui già abbiamo accennato all’inizio, è tratto dal libro dell’Esodo: “Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa “. Subito dopo il Papa aggiunge: “E’ questo il carisma specifico che gli Agostiniani Scalzi hanno vissuto, armonizzando la vita contemplativa con quella attiva”.
     In una armonia di valori, Giovanni Paolo II ripercorre la storia e la tradizione degli Agostiniani Scalzi, affermando e sostenendo la validità di un cammino la cui origine si fonda sull’essere “una sola anima e un sol cuore“, motivo essenziale del trovarsi insieme con la volontà sincera di percorrere un comune cammino “protesi verso Dio”.
     Sottolineando certi aspetti di fondamentale importanza, il Papa giudica necessario “un peculiare atteggiamento di umiltà che favorisca la povertà, la mortificazione e il distacco dal mondo”.
     Viene sempre più a delinearsi una fisionomia che è propria degli Agostiniani Scalzi.  E’ importante constatare come la virtù dell’umiltà, che professano come voto, sia messa a fondamento dei valori che costruiscono la Comunità, in un contesto spirituale per cui anche i voti religiosi sono efficaci nella misura in cui vi si appoggiano.  Tutto ciò ha bisogno di “comunione “. Senza “comunione”, sia all’interno della Comunità che all’esterno, non si può realizzare lo specifico del carisma; perciò Giovanni Paolo II esorta: “Siate uomini di comunione”, con Dio, in seno alla Comunità, con il mondo esterno, qualificando “agostinianamente ” il lavoro pastorale, mettendosi a servizio dell’Altissimo, in spirito di umiltà.
    Gli Agostiniani Scalzi nelle loro Costituzioni, in cui si evidenze il carisma, confermano quanto detto sopra dal Sommo Pontefice e danno una programmatica visione del servizio specifico che comporta la loro vita consacrata.
     Essi si propongono “con l’aiuto della grazia di raggiungere la perfezione dell’amore evangelico, cercando e godendo comunitariamente, in un peculiare atteggiamento di umiltà, Dio, che è bene comune non privato ed è la somma di tutti i beni”.
     Lo scopo enunciato dalle Costituzioni è chiaro nella sua dinamicità e valido nella sua programmazione. Agli Agostiniani Scalzi si chiede: 1° la perfezione dell’amore evangelico; 2° la ricerca, in modo comunitario, di Dio, bene comune; 3° un peculiare atteggiamento di umiltà.  Tale cammino, come sempre, animato dall’umiltà, ha dei mezzi particolari per essere sostenuto con efficacia.  Le Costituzioni suggeriscono la conversione del cuore, quale itinerario di purificazione, la testimonianza fedele dei voti in un cammino di disponibilità, la contemplazione della “Parola” come presenza dell’Altissimo, le opere pastorali come momento particolare di verifica, e la vita comune, punto di riferimento per un dialogo trasformante perché in una comunità consacrata si possa essere “… possessoimmagine nitidae tempio di Dio “.
      In tale senso, lo specifico del carisma, quale dono particolare di Dio, si mette a disposizione di una scelta d’amore, la cui dimensione adatta, si direbbe tempio, è la comunità, fondamento e gioia di una presenza salvifica.  In essa si cerca, si loda, si ama Dio attraverso la contemplazione, che “raccoglie dalla dispersione esteriore alla interiorità”, e l’azione pastorale nella carità, perché “la necessità della carità vuole un giusto operare”.
     Per completare il dinamismo di un tale cammino, bisogna aggiungere il significato interiore del “nudipedio ” che va al di là del gesto materiale di scalzarsi. Ce lo ricorda una grande figura della Riforma, P. Giovanni da S. Guglielmo, con queste parole: “Entra scalzo in questa terra perché è santa.  Spoglia prima i piedi, cioè gli affetti dell’anima tua, e rimangano nudi e liberi
     Scalzarsi significa radicalità di scelta, bisogno estremo di Dio, rinuncia ad essere protagonisti al di fuori e al di sopra della Comunità, in cui solamente Dio è il vero protagonista, dandogli spazio dopo averlo fatto dentro al proprio cuore.  In questo senso sulla “terra santa” si può camminare con la certezza di Dio, per cui “togliti i calzari ” è la purificazione del cuore, e “terra santa”  è comunione con Dio attraverso i fratelli.  Per passare quindi dal “vestibolo” dell’attesa all’ “altare” della contemplazione e della lode, condizione necessaria diventa, per l’appunto, “servire l’altissimo in spirito di umiltà”.  Non c’è altro cammino per ricordare agli Agostiniani Scalzi il loro carisma.
     In tale cammino, riveste particolare importanza, nello spirito della loro tradizione, un amore particolare verso la Vergine Maria, “modello della vita consacrata e tipo perfetto della Chiesa“.  Viene proposta ai fedeli “quale segno di speranza e di consolazione “.
     Concludendo, sembra opportuno ricordare, ancora una volta, che l’agostiniano scalzo, col suo carisma di avanguardia, si fa dono totale quale momento fondamentale della sua consacrazione, rivelando se stesso all’amore di Dio.  Il suo cuore è “innamorato”;  non c’è spazio se non per “servire